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Facciamo come ad Amsterdam! 1024 738 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Facciamo come ad Amsterdam!

In molti pensano che alla fine di tutto questo pandemonio non cambierà niente, che tutto presto tornerà come prima e che anzi probabilmente sarà peggio. Io invece voglio essere ottimista e credo che questo possa veramente essere il momento di una Green Revolution e l’inizio di una nuova era. Durante questa quarantena siamo stati costretti a fermarci e a riflettere e abbiamo tutti fatto una scoperta preziosa: abbiamo veramente bisogno di poco per vivere e tutto sommato stare bene. Mi vengono allora in mente le parole dell’ex presidente dell’Uruguay Mujica che dice che non è povero chi ha poco ma chi crede di aver bisogno di avere tanto.

Adesso sembra che le cose finalmente inizino ad andare meglio e possiamo allora riaccendere i motori e prepararci tutti all’ormai mitologica Fase 2. Tutti ne parlano, dopo il mesozoico e il medioevo adesso c’è anche la Fase 2. Ma attenzione, pare che questa nuova epoca ci porterà solo sacrifici, crisi globali e che la nostra vita non sarà più quella di prima.

Il PIL in Italia scenderà del 9%. Porca miseria, e come faremo? Da quando sono nato sento sempre e solo analisti economici parlare di PIL. E il PIL di qua e il PIL di là. Trallallero trallallà. Ma basta! Ricordo Benigni quando faceva notare che Prodotto Interno Lordo come parola ricorda qualcosa di schifoso e puzzolente!

E se non fosse cosi fondamentale questo PIL??? Perché non sogniamo un mondo non più schiavo di questa parola? E se facessimo come nel Buthan, dove anziché il PIL calcolano il FIL, la Felicità Interna Lorda?!? Ovvero, si è felici non se il PIL sale ma se abbiamo ciò che ci serve veramente nel rispetto dell’ambiente che ci circonda. é il momento giusto per cambiare, liberiamoci dal PIL e pensiamo al FIL.

Se sarà veramente l’apocalisse economica che dicono, con milioni di disoccupati e carestie bibliche, saremo costretti a cambiare il nostro modo di stare su questo pianeta e anche in fretta! Lo diceva già Greta questo ma mi sa che Covid 19 non lascia spazio a trattative. E a chi dice che non è possibile, facciamo notare che altrove lo stanno già facendo…

È di questi giorni la notizia che la città di Amsterdam ripartirà dal lockdown cercando di seguire il più possibile le idee dell’economista di Oxford Kate Raworth, la teorica del modello della ciambella. Secondo la teoria della Raworth, bisogna allontanarsi dall’attaccamento globale alla crescita economica e alle leggi della domanda e dell’offerta e avvicinarsi al cosiddetto ‘modello a ciambella’ per ritornare ad avere un equilibrio con il Pianeta. Più FIL e meno PIL n parole povere.

Secondo questo modello esistono sette passaggi che finiscono per creare un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse, consentendo a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro ed equo. Immaginiamo una ciambella come quelle di Omar Simpson e iniziamo dall’anello interno che stabilisce il minimo necessario per condurre una buona esistenza, qui ci sono gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite: da cibo e acqua pulita a un certo livello di alloggi, servizi igienico-sanitari, energia, istruzione, assistenza sanitaria, uguaglianza di genere, reddito e voce politica. Chi non raggiunge tali standard minimi vive all’interno del buco della ciambella. L’anello esterno rappresenta, invece, l’obiettivo ecologico: i confini al di fuori dei quali l’uomo non dovrebbe andare per non danneggiare il clima, il suolo, gli oceani, lo strato di ozono, l’acqua dolce e l’abbondante biodiversità. Tra i due anelli c’è la ciambella vera e propria, dove vengono soddisfatte le esigenze di tutti, ma anche quelle del Pianeta. L’obiettivo dell’attività economica dovrebbe essere quello di soddisfare le esigenze fondamentali di tutti, con le risorse messe a disposizione dal Pianeta.

Navigando un po’ qua e la, ho trovato su The Guardian una breve e chiara descrizione di quelli che sono i 7 principi sui quali si basa il modello della ciambella. Io li trovo molto stimolanti e soprattutto possibili da mettere in pratica! Eccoli:

Primo, cambiare l’obiettivo. L’economia è rimasta fissa per oltre settant’anni sul Pil, o Prodotto interno lordo, come principale misura del suo progresso. Questa fissazione è stata usata per giustificare estreme diseguaglianze nel reddito e nella ricchezza, accoppiate a un degrado del mondo vivente mai visto prima. Per il XXI secolo è necessario un obiettivo ben più grande: rispettare i diritti umani di ognuno nei limiti del pianeta che ci dà la vita. E questo obiettivo è sintetizzato nell’immagine della Ciambella. La sfida ora consiste nel creare economie – dal livello locale a quello globale – che contribuiscano a portare tutta l’umanità nello spazio sicuro ed equo della Ciambella. Invece di perseguire la crescita infinita del Pil, è ora di scoprire come prosperare in equilibrio.

Secondo, vedere l’immagine complessiva. L’economia mainstream raffigura tutta l’economia in un solo diagramma, il flusso circolare del reddito. Le sue limitazioni, inoltre, sono state usate per rafforzare la narrativa neoliberista sull’efficienza del mercato, l’incompetenza dello stato, la vita domestica familiare, e la tragedia dei beni comuni. Dobbiamo ridisegnare l’economia da capo, integrandola nella società e nella natura, e fare che sia alimentata dal Sole. Una nuova raffigurazione stimola nuove narrative – riguardo al potere del mercato, alla partecipazione dello stato, al ruolo centrale del nucleo famigliare, e alla creatività dei beni comuni.

Terzo, coltivare la natura umana. Al centro dell’economia del XX secolo c’è il ritratto dell’uomo economico razionale: ci ha raccontato che siamo egoisti, isolati, calcolatori, con dei gusti stabili, e che dominiamo la natura – e il suo ritratto ha modellato quello siamo diventati. Ma la natura umana è molto più ricca di così, come rivelano i primi abbozzi del nostro nuovo autoritratto: siamo sociali, interdipendenti, vicini, fluidi nei valori e dipendenti dal mondo vivente. In più, è effettivamente possibile coltivare la natura umana in modi che ci daranno una possibilità molto più grande di entrare nello spazio sicuro ed equo della Ciambella.

Quarto, acquisire comprensione dei sistemi. L’emblematico andirivieni dei rifornimenti del mercato e delle curve della domanda è il primo diagramma che ogni studente di economia incontra, ma esso è radicato in metafore fuorvianti, risalenti al XIX secolo, sull’equilibrio meccanico. Un punto di partenza molto più intelligente per comprendere la dinamicità dell’economia è il pensiero sistemico, riassunto in un paio di cicli di feedback. Porre questa dinamicità al centro dell’economia apre le porte a molte nuove intuizioni, dai cicli di espansione e contrazione dei mercati finanziari alla natura autorinforzante della diseguaglianza economica e ai punti di non ritorno dei cambiamenti climatici. È ora di smettere di cercare le inafferrabili leve di comando dell’economia e di cominciare a gestirla come un sistema complesso in continua evoluzione.

Quinto, progettare per distribuire. Nel XX secolo, una semplice curva – la curva di Kuznets – diffonde un potente messaggio sulla diseguaglianza: deve andare peggio prima di poter andare meglio, e la crescita (alla fine) migliorerà la situazione. Ma la diseguaglianza, si scopre, non è una necessità economica: è un errore di progettazione. Gli economisti del XXI secolo riconosceranno che ci sono molti modi di progettare le economie per fare che siano molto più distributive riguardo al valore che generano – un’idea meglio rappresentata come una rete di flussi. Questo significa andare oltre la ridistribuzione del reddito fino alla ridistribuzione della ricchezza, in particolare la ricchezza che giace nel possesso di terreni, imprese, tecnologie e conoscenze e nel potere di creare denaro.

Sesto, creare per rigenerare. La teoria economica ha per lungo tempo considerato un ambiente “pulito” un bene di lusso, che solo i benestanti possono permettersi. Questa visione è stata rafforzata dalla Curva ambientale di Kuznets, che suggeriva ancora una volta che l’inquinamento deve peggiorare prima di migliorare, e che la crescita (alla fine) avrebbe portato un miglioramento. Ma non c’è nessuna legge del genere: il degrado ecologico è semplicemente il risultato di una progettazione industriale degenerativa. Questo secolo ha bisogno di un pensiero economico che scateni la progettazione rigenerativa per creare un’economia circolare – non lineare – per restituire agli esseri umani il ruolo di partecipanti a pieno titolo ai processi ciclici della vita sulla Terra.

Settimo, essere agnostici riguardo alla crescita. C’è un diagramma della teoria economica così pericoloso da non essere mai realmente tracciato: l’andamento a lungo termine della crescita del Pil. L’economia mainstream vede la crescita infinita dell’economia come un obbligo, ma niente in natura cresce per sempre e il tentativo di opporsi a questa tendenza sta sollevando questioni serie nei paesi ad alto reddito ma a bassa crescita. Potrebbe non essere difficile abbandonare la crescita del Pil come obiettivo economico, ma sarà molto più difficile superare la nostra dipendenza da essa. Oggi abbiamo economie che hanno bisogno di crescere, che ci facciano prosperare o meno: quello di cui abbiamo bisogno sono economie che ci facciano prosperare, che crescano o meno. Questo ribaltamento del punto di vista ci spinge a essere agnostici riguardo alla crescita e a capire come le economie che oggi dipendono finanziariamente, politicamente e socialmente dalla crescita possano esistere con o senza di essa.

Cosa ne dite? Non mi sembra il delirio di un visionario ma una concretà possibilità e una speranza per il nostro futuro.

Iside
Incontri clandestini ai tempi del Covid19 960 720 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Incontri clandestini ai tempi del Covid19

Nella Divina Commedia, Dante comincia il suo viaggio partendo da un boschetto.
Io mi rendo conto di essere fortunato, perché ho un boschetto sotto casa e soprattutto perché, poco prima della quarantena, ho adottato un cagnolino di nome Iside.
Iside adesso è il mio permesso di libera uscita vivente e il boschetto, che un tempo era un posto snobbato, con pochi cespugli tagliati di rado, molte cartacce e buste di plastica sparse qua e là e un po’ di bisce che ogni tanto fugacemente si facevano vedere, oggi invece sta diventando sempre più un luogo non luogo, quasi come il bar sotto il mare di Stefano Benni.
Ieri, come tutte le mattine, verso le 9 mi sono alzato, vestito, messo il guinzaglio al quadrupete e sono uscito di casa per andare al boschetto quindi.
Avvicinandomi ho iniziato a sentire delle voci in lontananza.
Si, oddio, delle voci all’aria aperta!
Erano le voci di 3 signore di una certa età che, rischiando di cadere e di rompersi il femore nel sentiero tortuoso, stavano sfidando la legge per incontrarsi nel boschetto e parlare.
A bassa voce, guardandosi sempre intorno, con la paura di essere segnalate e poi anche multate dalla polizia.
Incrociandole le sorrido, le trovo subito molto simpatiche, delle azdore come si dice da queste parti in Romagna e poi scambio con loro due chiacchiere, a distanza di sicurezza sia chiaro.
Dopo aver salutato le 3 fuorilegge, sento un respiro affannato che si avvicina.
È un altro fuorilegge, un mountain biker clandestino.
Anche lui mi è subito simpatico, mi spiega che sta facendo un circuito.
In 150 metri quadrati.
Dopo il ciclista, vedo l’immagine top della giornata.
Un signore di una certa età, non sapendo più cosa fare, probabilmente dopo aver litigato con la moglie, tutto solo in mezzo ai rovi, sta sfoltendo e si sta prendendo cura di alberelli selvatici e graminacee varie.
Mi immagino le piante, che non sono mai state considerate da nessuno in vita loro, che adesso si trovano costrette a un momento di cura e igiene del proprio corpo.
Tra i cespugli spunta a un certo punto un uomo sulla quarantina, con un piccolo codino e l’aria da intellettuale un po’ hippie anni 70.
Si chiama Virgilio, è un insegnante di filosofia.
Cominciamo a parlare di storia e filosofia e, nelle pause, di calcio.
Ma poi di scatto mi dice che deve scappare, a breve deve tenere una lezione on line.
E salutandomi mi dice “tranquillo, tutto scorre, Panta Rei”.
Dopo la passeggiata col cane, che dura circa un’oretta, rientro a casa.
Non vedo l’ora di tornare nel boschetto dell’illegalità.

“Vola solo chi osa farlo” 1024 680 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

“Vola solo chi osa farlo”

“Vola solo chi osa farlo”

Addio Sepulveda, scrittore che hai vissuto. L’hai sempre confessato che hai vissuto. Come Neruda, tuo celebre e amato fratello cileno. Una parte della mia vita, passata a leggerlo negli anni 90, rimane senza parole. Incredula e poi triste e abbandonata.

L’ho conosciuto con il Diario di un killer sentimentale. In quel titolo c’era già tutto l’universo e il DNA sepulvediano. Un uomo che ha vissuto la vita con durezza e delicatezza. Ogni suo libro è in qualche modo autobiografico e il suo modo di vedere la vita traspira da ogni pagina. Un combattente scrittore, un uomo che della sua vita ha fatto un romanzo e che ha sempre detto quello che pensava. In un mondo in cui spesso nascondiamo quello che veramente pensiamo, lui salutava sempre col pugno chiuso.

Si spezza un legame che ancora avevamo con un certo tipo di America Latina, pura e don chisciottesca, che da oggi sarà orfana di un sognatore e sarà un po’ più sola, in ostaggio di cupi personaggi che stanno facendo tornare in vita paure e fantasmi del passato. Un passato che lui ha sempre e coerentemente combattuto. Dopo il sogno del governo di Allende, Pinochet l’ha fatto incarcerare, esiliare e costretto ad andarsene. In giro per il mondo e spesso in Italia.

Ha colorato la sua vita di tutti i colori possibili, Sepulveda. Ma nel suo cuore le ferite della dittatura hanno lasciato il segno tanto da fargli spesso dire che alla morte di Pinochet avrebbe stappato una bottiglia di champagne. Animo ribelle, rivoluzionario, artistico. Amava contaminarsi e collaborare con attori, musicisti e altri scrittori. Un cantastorie che amava affabulare con i suoi personaggi e le sue atmosfere picaresche.

Per capire subito il personaggio basta pensare a un episodio. Nel 1969 vince il premio Casas de las Americas e una borsa di studio di cinque anni per l’università Lomonosov di Mosca, un sogno per un rivoluzionario cileno. Lui parte e si trasferisce in Unione Sovietica ma dopo pochi mesi viene espulso per i suoi atteggiamenti libertari o forse per questioni amorose… poco importa, tutte e due le motivazioni potrebbero andar bene. Lui era cosi, libertad y amor.

Sepulveda era mai domo e non accettava le prevaricazioni di potere sugli uomini e tantomeno sull’ambiente e sugli animali. Era un attivista ecocombattente! Me lo immagino allora ancora una volta, salutandolo, con la sua immancabile sigaretta in bocca, a guardare in lontananza l’arrivo delle baleniere, a bordo di una barca di Greenpeace.

Grazie di aver vissuto Sepulveda.

Pepe Mujica
Il virus renderà il mondo migliore? Per Mujica… 1024 758 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Il virus renderà il mondo migliore? Per Mujica…

Tra i grandi personaggi politici dei nostri tempi, quello che forse incarna più di tutti l’ideale romantico del leader del popolo che combatte contro le ingiustizie è sicuramente Pepe Mujica. L’ex presidente dell’Uruguay, con i suoi baffetti e il suo sguardo dolce, sprizza amore, empatia e umanità. Scomodando qualche ragionamento di lombrosiana memoria, la sua faccia parla da sola. Difficile non aprire il cuore davanti a un così.

Guardandolo mi viene subito in mente l’anima poetica del Che e la sua famosa frase “la durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori”. In molti lo hanno definito il presidente più povero del mondo ma lui povero non si è mai sentito. Per lui non è povero chi ha poco ma chi crede di aver bisogno di tanto. C’è anche chi lo ha definito “l’uomo più senza cravatta dell’Universo”. Fantastica questa definizione!

Il grande Emir Kusturica gli ha dedicato il film “Una vita suprema” e sicuramente lo guarderò durante questa quarantena, Vi consiglio anche di ascoltare il suo intervento alle Nazioni Unite. Un distillato del suo pensiero, della sua idea di ecologismo e della sua filosofia di vita. Da sempre, quando penso a cose belle, quando mi viene in mente mio nonno o anche solo quando sento una parola detta veramente col cuore, mi vengono subito le lacrime agli occhi e durante il suo discorso vi confesso che mi sono venute e anche tanto.

Durante i 5 anni del suo mandato è riuscito con la sua politica a migliorare notevolmente le condizioni di vita di tantissimi suoi connazionali. In un mondo in cui si fa politica spesso per avere dei benefici personali, lui, appena eletto presidente, si è decurtato lo stipendio che gli spettava del 90%. Si del 90 %. Tutto il resto ha deciso di devolverlo per iniziative concrete a sostegno del suo popolo.

Ha anche rifiutato di trasferirsi in una lussuosa dimora presidenziale e ne ha aperto le porte ai senzatetto di Montevideo. E lui ha continuato a vivere nella sua umile fattoria, nel Rincon del Cerro, a pochi chilometri dalla capitale, dove la campagna è più una fatica che un luogo verde, con la moglie e i suoi numerosi cagnolini meticci. Già solo per il fatto che ha la casa piena di meticci mi sarebbe comunque particolarmente simpatico.

No ma, ci rendiamo conto di che personaggio stiamo parlando? Per lui si è felici se si è padroni del proprio tempo e non se si vive e si lavora solo per accumulare beni e ricchezza. Mi viene in mente il Bhutan, lo stato più felice dell’Asia… Lui sogna un mondo diverso, un mondo dove la globalizzazione non riguarda solo i mercati ma soprattutto gli esseri umani e l’ambiente. Forse tutto ciò è un’utopia ma per Mujica è sempre stato il fine delle sue battaglie. Ultimamente gli è stato chiesto se il mondo cambierà dopo il coronavirus e lui ha risposto di no.

Per lui il mondo non cambierà per un virus ma cambierà solo quando tutti gli uomini spingeranno nella stessa direzione.

Però… pensiamo per un attimo alla situazione attuale, un mese fa, noi italiani eravamo arrabbiati coi cinesi, poi i francesi ci sfottevano con la pizza Corona, poi gli spagnoli se la sono presa coi francesi e poi gli inglesi facevano i superiori. Ma poi anche gli inglesi hanno chiuso i pub e Trump, per essere all’altezza, ha iniziato ad avercela con l’Europa e poi il Sudamerica con l’America del nord e cosi via fino a pochi giorni fa. Un effetto domino colossale. E adesso?

Il momento delle ridicole accuse agli untori è finalmente passato e ho l’impressione che s’inizi ad avere di più la percezione che siamo tutti semplicemente esseri umani. Adesso siamo tutti un po’meno italiani, francesi, spagnoli, americani, australiani… Cavolo, ci voleva un piccolo e invisibile virus per farcelo capire. Ma allora, ecco che forse il virus può aiutarci per andare nella direzione auspicata da Mujica.

È possibile che si vada, dopo questo momento, verso una globalizzazione degli esseri umani. Voglio pensare che andrà cosi, anche se lo sguardo ostile di alcune persone al supermercato mi fa venire qualche dubbio. Chissà, magari tra due anni il mondo sarà come o peggio di prima, però penso che sia bello crederci anche se fosse solo un sogno, perché, come dice Mujica, se l’uomo crede in qualcosa non sarà mai solo e non avrà mai tempo per essere triste.

RIso e pianto
C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, ma… 683 1024 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, ma…

In questi ultimi giorni, le città e i paesi sono sempre più deserti, i rumori ormai sono quasi inesistenti, il livello di inquinamento è crollato e regna la pace e il silenzio. Possiamo tranquillamente dire che il mondo, come lo conosciamo noi, ha chiuso. Per alcuni si ripartirà da dove eravamo rimasti e per altri sarà l’inizio di una nuova era. Per alcuni migliore per altri peggiore. È il momento perfetto questo per riposarsi, per riflettere, per guardare le cose da un altro punto di vista, per ascoltare il proprio corpo, per provare a farsi crescere la barba, per cercare di diventare ordinati, per riprendere in mano la chitarra dopo 15 anni, per fare bilanci e progetti, per sentirsi nonostante tutto ottimisti e per aiutare anche solo con un post su facebook quelli che si sentono pessimisti ma anche per sentirsi sconsolati, abbandonati, soli, annoiati, senza voglia di fare niente, impotenti, tristi, senza un futuro e rancorosi verso quelli che si sentono ottimisti.

In pratica, c’è chi vuole dedicare agli altri poesie e canzoni e chi ha una gran voglia invece di gridare rabbia e chiudersi nella propria solitaria apatia. Tutto questo marasma generale, mi fa venire in mente un piccolo libretto che ho letto anni fa, il Qohelet, un testo contenuto nella Scittura ebraica e cristiana, dove si dice che “c’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per piangere e un tempo per ballare.

In questi giorni alcuni sentono che è il tempo di ballare e altri che è il tempo di piangere e il risultato è un grande yin e yang globale. Mai come adesso possiamo riflettere su come le cose possono sempre essere viste da altri con punti di vista diversi, a seconda del momento che si sta passando e del proprio approccio alla vita.

All’università, ricordo che il docente di storia contemporanea si presentò alla prima lezione dicendo: “ Prima di iniziare vi voglio dire che io non vi parlerò di storia ma della storia dal mio punto di vista. Non dimenticherò mai questo suo atto di pura onestà intellettuale. È proprio cosi in effetti. La verità assoluta non esiste perché viene sempre filtrata da chi parla.

Ricordate il meraviglioso cortometraggio di Sean Penn nel film “11 settembre”? La trama era molto semplice ma estremamente efficace. Un uomo al quale è morta la moglie, vive nella solitudine e la sua unica compagnia è rappresentata da una piccola piantina che tiene sul davanzale. Ma, l’ombra delle torri gemelle, poco alla volta la sta facendo morire. L’11 settembre, cadono le torri e la piantina ritrova il sole e riprende a crescere e fiorire. Rinascita e speranza arrivano dalla distruzione.

Riflettiamo su questo aspetto, sul fatto che ciò che per noi è positivo per qualcun altro non lo è. Per noi umani questo è un periodo difficilissimo e pieno di ombre ma sicuramente l’ambiente sta finalmente respirando. Perché continui a respirare anche dopo, dipenderà da come ci comporteremo noi dopo che sarà passato questo difficile momento e da quanto saremo consapovoli che ciò che per noi è vero e giusto non lo è sempre anche per l’ambiente che ci circonda.

Sommersi
La magia del compost 1024 1024 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

La magia del compost

In questi giorni di quarantena, tutti stiamo probabilmente mangiando di più. C’è chi fa le tagliatelle per la prima volta, chi il pane, chi s’improvvisa pizzaiolo e cosi via. Aumentando le calorie giornaliere, oltre alla nostra silhouette aumentano anche i rifiuti che produciamo. In un attimo la casa si riempie di scatole, di sacchetti, di bottiglie e di rifiuti organici. Prima, presi dalla nostra routine quotidiana, non ci rendevamo bene conto della quantità di rifiuti che producevamo.

Adesso ce ne accorgiamo più facilmente e non possiamo far finta di niente quando vediamo i bidoncini riempirsi alla velocità della luce. Il rifiuto prima era un qualcosa di metafisico, c’era ma non c’era. Ora c’è e soprattutto ne siamo più consapevoli. È una presenza occulta e io ormai sento il respiro delle bucce di banane, vedo al buio gli occhi delle lattine di pomodoro vuote che mi guardano e mi sembra di aver visto delle bottiglie del vino rotolare di nascosto sul balcone. Questa quarantena inizia a farsi sentire, aiutooooo!!!

Come si dice spesso in questi giorni, sfruttiamo questo momento per guardare la vita in un modo diverso e perché no, per guardare anche i rifiuti in un modo diverso. Spesso lo abbiamo sentito dire e magari lo abbiamo detto anche noi ma adesso diciamolo in modo più consapevole, propositivo, vero: i rifiuti possono essere una risorsa! Si, proprio cosi. Prima di buttare qualcosa possiamo intanto chiederci se quel qualcosa può avere ancora un futuro. Forse possiamo dare al rifiuto un’altra possibilità. Ognuno può farlo a modo suo…

E magari grazie ai rifiuti anche noi un giorno saremo uno dei paesi più felici al mondo, come il Buthan?!? Forse sto un pò esagerando 🙂

Io per esempio, essendo un comico e un mago, utilizzo alcuni rifiuti nel mio spettacolo Ecocircus per fare magie e creare situazioni comiche. Posso dire che, in modo simbolico, do loro una nuova opportunità. Una bottiglia di plastica diventa così una bottiglia cannone, un limone appassito scopre di essere un medium e un vecchio giornale inizia a fare le acrobazie. I rifiuti li trasformo negli artisti di un moderno circo delle meraviglie.

E se non siete maghi come me vi potete comunque sbizzarrire lo stesso perché in rete si trovano centinaia di siti e video che spiegano come poter riutilizzare e trasformare dei rifiuti in modo creativo anziché buttarli. Vale veramente la pena provare e poi adesso il tempo non ci manca! Ovviamente non possiamo riusare tutto e quindi il resto dei rifiuti dobbiamo buttarlo e perché questa risorsa non vada sprecata e sia utilizzata al meglio, innanzitutto dobbiamo imparare a differenziarli meglio e a non commettere errori.

Cominciamo dai rifiuti organici che dopo essere stati compostati si trasformano poi in compost che è un fertilizzante naturale che si utilizza per restituire sostanza organica alla terra. In pratica, è quasi come diceva de Andredai diamanti non nasce niente e dal letame nascono le rose.” Ma non finisce qui perché l’ultima frontiera del settore della valorizzazione del rifiuto organico è rappresentata dal biometano, biocarburante che può essere impiegato in sostituzione dei carburanti fossili e che contribuisce a rispondere in modo ancora più efficiente ai principi dell’economia circolare. Se vogliamo poi godere noi direttamente del compost prodotto, per utilizzarlo nel nostro orto o per le nostre piante, non ci resta che attrezzarci procurandoci o costruendo noi una compostiera.

Ecco qui un po’ di consigli per differenziare al meglio i rifiuti organici. Mi sono fatto aiutare da un esperto in materia, Roberto Fiorendi della 5 R Zero Sprechi.

 

1 Il sacco deve essere in bioplastica o in carta. Vanno benissimo i sacchetti in bioplastica che si trovano nei supermercati per fare la spesa. Ovviamente i sacchetti in bioplastica come il materbi vanno smaltiti nell’organico. Spesso facendo il mio spettacolo Ecocircus in giro per l’Italia, noto che ancora in tanti pensano che quei sacchetti siano da buttare nella plastica. Assolutamente NO e quindi non solo vanno nell’organico ma possono benissimo essere utilizzati per la raccolta del residuo umido.

2 Per evitare cattivi odori è necessario associare al sacchetto un contenitore areato e traforato. Grazie all’aerazione i rifiuti non fermentano, si evita la formazione di liquidi e aumenta la resistenza dei sacchi compostabili in quanto si mantengono asciutti all’interno del secchiello.

3 Prima di buttare i rifiuti è sempre meglio sgocciolarli. Meglio ridurli a pezzetti piccoli e non pressarli.

4 Cosa buttare nell’umido? Tenendo presente che a volte i comuni possono dare indicazioni diverse su alcune cose specifiche, ecco l’elenco di tutti i rifiuti che vanno collocati nell’organico: tutti gli scarti di preparazione dei cibi, sia di tipo vegetale che animale, i resti di cibo secco degli animali domestici, i fiori appassiti o morti, le salviette di carta, la carta da cucina, lische di pesce, piccole ossa, bastoncini in legno per gelati, fondi di caffè e filtri di tè, escrementi di animali domestici fino alle lettiere naturali (solo sabbiette naturali e non in silicio), fiori recisi, alimenti avariati e scaduti, tovaglioli e fazzoletti di carta usati e imbrattati con residui di alimenti, semi, foglie di pianta da appartamento, la segatura (solo in quantità modiche per utilizzi privati e non quantità da falegnameria), cartoni di pizza sporchi (tagliati a pezzi), i coperchi dei cartoni della pizza se puliti vanno nella carta, i sacchetti del reparto ortofrutta se in bioplastica, gusci di frutti di mare in quantità modiche.

E le piante malate? I gusci d’uovo? I filtri di camomilla? I gusci dei frutti di mare? La carta del pane? Il terriccio dei travasi? La cenere di legna? Le piante e i fiori da appartamento?

Vanno tutti nell’organico!

N.B. Per essere certi che un prodotto vada conferito nell’organico, sulla confezione deve comparire il simbolo di compostabilità.

Se abbiamo dei dubbi cerchiamo di informarci sui siti delle aziende che si occupano della raccolta o sui siti comunali perchè può capitare che ci siano piccole differenze da comuune a comune.

La raccolta dell’organico può anche aiutarci a riflettere sugli sprechi in cucina e quindi possiamo ingegnarci su come utilizzare ancora eventuali avanzi.

Se volete, potete guardare un mio video magico dedicato alla raccolta del compost. Et voilà, adesso siamo tutti pronti per la magia dell’organico!

Alla prossima my friends!!!

Adesso l’aria è migliore ma dopo cosa succederà? 1024 678 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Adesso l’aria è migliore ma dopo cosa succederà?

Da quando è scattata l’emergenza coronavirus, la qualità dell’aria in tutta Italia e soprattutto al nord, è decisamente migliorata. Lo dicono i bollettini quotidiani di Arpa Lombardia, Arpa Piemonte e Arpa Veneto. In rete si trovano centinaia di immagini e foto scattate da satelliti che mettono in risalto il calo delle polveri sottili e a prima vista non possiamo che tirare un piccolo sospiro di sollievo e in qualche modo pensare che questo covid 19 sia anche portatore di qualcosa di positivo.

  In Cina le cose vanno addirittura meglio che in Italia visto il rallentamento della produzione industriale che si basa ancora in gran parte sull’utilizzo del carbone. In Italia invece, le polvere sottili presenti nell’aria come il NO2, sono per il 70% causate dal traffico automobilistico.

In sostanza noi inquiniamo meno con l’industria ma più con le auto. Diminuendo il traffico calano quindi le polveri sottili anche se, a dirla tutta, stiamo più in casa e i riscaldamenti quindi vanno a massimo regime. Questo vuol dire che comunque con l’arrivo della primavera la situazione migliorerà ulteriormente ma quando poi si tornerà alla normalità cosa succederà? È questo il grosso interrogativo se vogliamo analizzare la situazione attuale dal punto di vista dell’ambiente.

Forse sono un po’ troppo pessimista ma temo che alla fine di questa emergenza tutti avranno voglia di rimettersi a correre e cercheranno di recuperare il tempo perso in ogni attività senza pensare troppo all’ambiente. Dopo mesi di astinenza da auto, per esempio, sarà un’overdose continua. Prevedo giri in macchina a go go senza meta. “Dove andiamo?” “Non lo so, ma andiamo!”

Ci sarà anche poi una recessione ma la produzione industriale ripartirà e di conseguenza l’aria ricomincerà, penso anche molto velocemente, a tornare malsana come prima. E gran parte dei fondi che erano destinati alla green economy è facile pensare che saranno dirottati verso la sanità e verso i settori più colpiti da questo flagello chiamato covid 19.

Il duro lavoro fatto dalle associazioni ambientaliste e da Greta in questi ultimi anni, per portare alla ribalta il problema del climate change, rischia di essere stato inutile. È brutto dirlo ma temo che per un bel po’ i pensieri della gente non andranno verso il rispetto dell’ambiente. La parola d’ordine sarà “Dimentichiamo il maledetto virus!”.

 Ma siamo sicuri che il virus non si sia diffuso cosi aggressivamente proprio a causa dell’inquinamento ambientale? La risposta è no! Pare infatti che ci sia un nesso tra diffusione del virus e inquinamento ambientale. Se l’aria fosse stata meno inquinata, il virus non si sarebbe diffuso cosi facilmente. Si, le polvere sottili si sono comportate come vettori del coronavirus. Lo sostiene un gruppo di ricercatori che ha esaminato i dati pubblicati sui siti delle agenzie regionali per la protezione ambientale confrontandoli con i casi ufficiali di contagio riportati sul sito della Protezione Civile.

È stato cosi sottolineato il ruolo del particolato atmosferico come “carrier”, ovvero vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Quindi, se ascoltiamo di più Greta e ci comportiamo e viviamo in modo più ecosostenibile, in futuro virus come il covid 19 avranno meno probabilità di attaccarci e di farci ripiombare nell’incubo che stiamo vivendo in questi giorni. Tutto torna quindi…

La speranza è che in tutto il mondo il periodo di ripresa che seguirà la crisi attuale diventi un’occasione per i governi per ripensare alcune modalità produttive, dando maggior importanza, ad esempio, al lavoro da casa, che riduce gli spostamenti dei pendolari, e finanziando ulteriormente il settore delle fonti di energia rinnovabili. Cerchiamo allora di non perdere alcune buone abitudini che stiamo sperimentando in questi giorni come lo smart working, termine in pratica sconosciuto prima dell’arrivo del famigerato covid19 e un uso limitato delle auto.

Speriamo veramente che questa occasione di cambiamento non venga sprecata e che le parole di questa poesia scritta durante l’epidemia della peste nel 1800 da Kitty O’Meary diventino realtà…

“E la gente rimase a casa E lesse libri e ascoltò E si riposò e fece esercizi E fece arte e giocò E imparò nuovi modi di essere E si fermò E ascoltò più in profondità Qualcuno meditava Qualcuno pregava Qualcuno ballava Qualcuno incontrò la propria ombra E la gente cominciò a pensare in modo differente E la gente guarì. E nell’assenza di gente che viveva In modi ignoranti Pericolosi Senza senso e senza cuore, Anche la terra cominciò a guarire E quando il pericolo finì E la gente si ritrovò Si addolorarono per i morti E fecero nuove scelte E sognarono nuove visioni E crearono nuovi modi di vivere E guarirono completamente la terra. Così come erano guariti loro”.

Ma Luca Regina chi?

Un comico dissacrante, un abile intrattenitore, uno spumeggiante comunicatore, un virtuoso della magia, un ricercatore dell’assurdo.

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