riflessioni

Anche la nebbia serve
Anche la nebbia serve 1024 640 Luca Regina SHOWMAN

Anche la nebbia serve

Da pochi giorni è disponibile su Amazon e Kindle Store ANCHE LA NEBBIA SERVE, il mio primo libro, una raccolta di 12 racconti umoristici, pubblicato dalla Casa Editrice Scripta Volant.

Non avrei mai pensato che un giorno avrei scritto un libro e ammetto che per giorni e giorni è rimbombata nella mia testa la frase: “Lascia perdere, non ce la farai mai”.

E invece ce l’ho fatta e adesso sono veramente soddisfatto.

Per darvi un’idea di che cosa si tratta, eccovi la sinossi.

Se poi leggerete il libro e vi è piaciuto fatemelo sapere e fatemi anche una recensione, in caso contrario, fate finta di niente.

Un abbraccione a tutti, cari amici lettori!

Razzovaglia è un geometra, un uomo comune, uno dei tanti invisibili della nostra società.
Un po’ maldestro e pasticcione, è però anche un sognatore, alla continua ricerca della bellezza e del senso della vita.
Per lui perdersi nella nebbia può essere un’esperienza meravigliosa, così come mangiare tutto solo in una trattoria sperduta della Val Padana.
Una mattina, mentre è a spasso col suo cane, per fuggire da un calabrone malintenzionato, fa un ruzzolone e perde i sensi.
Disteso in un bosco, in un limbo tra sogni e realtà, ci comincia a parlare di lui e ci porta in un mondo popolato da personaggi stravaganti, oggetti che parlano e piante incantate che hanno un’anima.

Anche la nebbia serve

Anche la nebbia serve
di Luca Regina con la prefazione di Federico Sirianni
Copertina flessibile oppure Kindle Store

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Football
Ritorno al parco… 1024 640 Luca Regina SHOWMAN

Ritorno al parco…

Ritorno al parco…

Oggi è un grande giorno, dopo 52 giorni porto mio figlio al parco. Finalmente, ne ha bisogno. Leonardo ha 7 anni e ha voglia di correre e giocare all’aria aperta. Tra le varie conquiste di questa seconda fase c’è quella di portare i bimbi a giocare al parco e allora ne approfitto subito.

Si, i bimbi possono tornare a correre, a fare capriole, a saltare qua e là e ad arrampicarsi sugli alberi ma attenzione, l’uso di altalene e scivoli pare sia ancora vietato. Mi viene subito un pensiero un po’ angosciante, devo igienizzare tutto quello che toccherà? Fontane, cancelli, alberi e decine di cose toccabili? Ok, faro’ finta di niente tanto il virus non è così certo che viva sulle superfici per alcune ore. L’ho letto da qualche parte.

La mascherina però dobbiamo metterla tutti e due. Si, dal 4 maggio le mascherine proteggono dal virus. Prima probabilmente erano fatte di altri materiali e non funzionavano.

Allora, lui è pronto, mascherina pronta nel taschino, borraccia per l’acqua nello zaino e… i guanti li deve mettere? In effetti se tocca la fontana e magari qualche alberello… Solitamente, quando esce da scuola, anche a dicembre, vuole subito togliersi il giubbotto perché dice di avere caldo e voglio proprio vedere per quanto sopporterà i guanti in lattice a maggio dopo aver corso per tutta la metratura del parco in lungo e in largo. Mannaggia  però non sono riuscito a trovarli da nessuna parte… e vabbè, per questa volta gli faccio usare quelli in pile.

Adesso direi che siamo pronti. Ma prima di uscire di casa, mi assale un terribile dubbio! Ci stavo pensando da giorni ma poi l’euforia di fine quarantena mi ha fatto dimenticare questo atroce dilemma. Io, per andare al parco, come mi vesto? Ma che domanda è questa? Si, oggi devo decidere se vestirmi normalmente o da giocatore di football americano o da lottatore di wrestling. Proprio così, perché a volte prevedo il futuro.

Leonardo appena arrivati al parco, vedrà da lontano un suo compagno di scuola che non vede da 52 giorni e comincerà a correre come un pazzo verso di lui. Mi vedo già la scena al rallenty. Lui che corre come nel film Momenti di gloria, lo sguardo dei presenti in preda al panico rivolto ai bambini che stanno per abbracciarsi e poi in modo ostile nei miei confronti e la mia corsa con placcaggio finale stile foootball americano. Siiiii, l’ho fermato a 1.5 metri dall’amico!!! Il distanziamento sociale è stato rispettato. Esulto per un attimo, una signora viene a stringermi la mano (col guanto) ma lui si rialza e allora comincia la lotta stile wrestling con calci e pugni. Sento cori di incitamento per me e anche i vigili accorsi applaudono compiaciuti quando vedono che ho la meglio. Ma nel frattempo il parco si è trasformato in una mega arena. Passeggini che volano in aria, ciucci lanciati come sanpietrini e biberon usati come bombe molotov dai più grandi. La situazione a noi genitori sicuramente poi sfuggirà di mano e dovremo arrenderci. Saremo costretti a vederli giocare tra di loro senza il rispetto della distanza di sicurezza. Rassegniamoci, andrà a finire così e non solo nei parchi. E il virus? Boh, ho letto da qualche parte che tra i bambini forse non si diffonde.

Ma secondo voi, creatori di decreti ai tempi del coronavirus, a un bambino basta andare al parco a fare le capriole e correre tutto solo? Ma ci avete pensato che per un bambino il gioco di gruppo e’ alla base della propria crescita e rappresenta un qualcosa di fondamentale a livello educativo? I bambini devono giocare in gruppo, punto e basta. Bisogna trovare una soluzione concreta a questo problema. È una priorità! Ma, ultimo dilemma del giorno, che adulti saranno i bambini che non possono oggi giocare  insieme?

Orizzonte
Fase 2, w la libertà! 1024 683 Luca Regina SHOWMAN

Fase 2, w la libertà!

4 maggio 2020, inizia una nuova fase della nostra vita.

In molti esultano perché la Fase 2 rappresenta, dicono, un passo verso la riconquista della nostra libertà. Possiamo di nuovo fare una serie di cose, per esempio andare al parco a correre. Quindi, chi non sente il bisogno di andare al parco a correre era già libero prima? Chiedo per un amico sia chiaro.

Il 4 maggio è uno spiraglio di luce, come ha detto Gabriele Romagnoli su Repubblica in un bellissimo articolo. Quanti hanno sacrificato la propria vita per la parola libertà… Ma esattamente, cosa sarebbe la libertà? Chiedo, sempre per lo stesso amico.
Oggi è una giornata di grandi interrogativi! I grandi temi dell’esistenza, scritto a caratteri cubitali.

Sicuramente a tutti noi è capitato di iniziare discussioni con qualcuno su cos’è la libertà. Mi ricordo più volte di aver iniziato queste discussioni ma non mi ricordo mai esattamente come sono andate a finire. Si perché sono sempre finite a tarallucci e vino e spesso mi hanno poi causato dei bei mal di testa.

Ognuno ha una sua idea di libertà e se chiedi di spiegartela, spesso dopo un po’ non si capisce più niente e la stessa persona che ti parla comincia poi a balbettare concetti incomprensibili.
C’è chi cita Camus, chi Aristotele, chi cita canzoni, chi John Lennon e così via. A proposito di canzoni, io in tutto questo periodo della quarantena, mi sono ritrovato spesso a canticchiare tra me Viva la libertà di Jovanotti. Mi piace il ritornello e il titolo nella sua jovanottiana semplicità. Ma se poi andiamo ad analizzarne il testo, anche lui dopo un po’ diventa poco credibile e infantile.
Se ci facciamo caso, tutti quando parliamo di libertà dopo un po’ diventiamo infantili e facciamo esempi quasi da asilo proprio perché forse la libertà vera è quella che abbiamo provato quando eravamo bambini. Puri, quando vivevamo solo per il gioco e nessuno era ancora riuscito a inculcarci certi concetti e “dogmi” del mondo degli adulti.
Forse, per essere liberi dobbiamo tornare a essere tutti un po’ i bambini che eravamo.

Ma tornando all’attualità, adesso che posso uscire un po’ di più di casa, sono libero?
Mah, basta uscire di casa per essere liberi?!
Nella mia testa inizia adesso un mantra, a base di “quindi”, attenzione…
Quindi se posso tornare a lavorare sono libero?
Quindi se posso andare a trovare i congiunti sono libero?
Quindi se posso andare a tagliarmi i capelli sono libero?
Quindi se posso andare a ritirare la pizza sono libero?
E così via…

Ecco, ricomincia a venirmi il mal di testa anche perché per aumentare la mia confusione mi viene in mente il pensiero di Michel de Montaigne che diceva che “la vera libertà consiste nel sapersi dominare in tutte le cose.” Quindi?
Forse la libertà è un concetto e uno stato talmente forte dell’essere umano che nessuno potrà mai riuscire a rubartela se sei consapevole di averla a prescindere. Bisognerebbe sempre avere la consapevolezza che possiamo fare alcune cose perché siamo liberi. Dovrebbero inventare qualche aggeggio che quando fai qualcosa grazie alla libertà lui emette un suono! Dobbiamo conoscerla, capire quando ci sta facendo veramente godere di qualcosa ma soprattutto dobbiamo capire quando la nostra libertà sta prevaricando sulla libertà altrui. È proprio questo il punto. E questo discorso vale anche e soprattutto nei confronti dell’ambiente. Dobbiamo capire e definire meglio fin dove possiamo arrivare nei suoi confronti. Elementare Watson!

Nella lingua greca che spesso riesce a definire e descrivere in modo incredibile e sorprendente alcuni concetti, la parola libertà vuole anche dire “definire i propri limiti”. Secondo me questa è la definizione più sublime che ci sia e che non lascia spazio a nessun tipo di fraintendimento. D’altra parte i greci sono sempre stati molto precisi nel chiamare le cose col termine giusto. Pensate che in greco rosa si dice triandafilo. Trenta petali. Aprite una rosa e contate.

Sto iniziando a straparlare?
Vabbè, vado a prendere i tarallucci e il vino.
Lo sapevo che andava a finire così…

Facciamo come ad Amsterdam! 1024 738 Luca Regina SHOWMAN

Facciamo come ad Amsterdam!

In molti pensano che alla fine di tutto questo pandemonio non cambierà niente, che tutto presto tornerà come prima e che anzi probabilmente sarà peggio. Io invece voglio essere ottimista e credo che questo possa veramente essere il momento di una Green Revolution e l’inizio di una nuova era. Durante questa quarantena siamo stati costretti a fermarci e a riflettere e abbiamo tutti fatto una scoperta preziosa: abbiamo veramente bisogno di poco per vivere e tutto sommato stare bene. Mi vengono allora in mente le parole dell’ex presidente dell’Uruguay Mujica che dice che non è povero chi ha poco ma chi crede di aver bisogno di avere tanto.

Adesso sembra che le cose finalmente inizino ad andare meglio e possiamo allora riaccendere i motori e prepararci tutti all’ormai mitologica Fase 2. Tutti ne parlano, dopo il mesozoico e il medioevo adesso c’è anche la Fase 2. Ma attenzione, pare che questa nuova epoca ci porterà solo sacrifici, crisi globali e che la nostra vita non sarà più quella di prima.

Il PIL in Italia scenderà del 9%. Porca miseria, e come faremo? Da quando sono nato sento sempre e solo analisti economici parlare di PIL. E il PIL di qua e il PIL di là. Trallallero trallallà. Ma basta! Ricordo Benigni quando faceva notare che Prodotto Interno Lordo come parola ricorda qualcosa di schifoso e puzzolente!

E se non fosse cosi fondamentale questo PIL??? Perché non sogniamo un mondo non più schiavo di questa parola? E se facessimo come nel Buthan, dove anziché il PIL calcolano il FIL, la Felicità Interna Lorda?!? Ovvero, si è felici non se il PIL sale ma se abbiamo ciò che ci serve veramente nel rispetto dell’ambiente che ci circonda. é il momento giusto per cambiare, liberiamoci dal PIL e pensiamo al FIL.

Se sarà veramente l’apocalisse economica che dicono, con milioni di disoccupati e carestie bibliche, saremo costretti a cambiare il nostro modo di stare su questo pianeta e anche in fretta! Lo diceva già Greta questo ma mi sa che Covid 19 non lascia spazio a trattative. E a chi dice che non è possibile, facciamo notare che altrove lo stanno già facendo…

È di questi giorni la notizia che la città di Amsterdam ripartirà dal lockdown cercando di seguire il più possibile le idee dell’economista di Oxford Kate Raworth, la teorica del modello della ciambella. Secondo la teoria della Raworth, bisogna allontanarsi dall’attaccamento globale alla crescita economica e alle leggi della domanda e dell’offerta e avvicinarsi al cosiddetto ‘modello a ciambella’ per ritornare ad avere un equilibrio con il Pianeta. Più FIL e meno PIL n parole povere.

Secondo questo modello esistono sette passaggi che finiscono per creare un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse, consentendo a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro ed equo. Immaginiamo una ciambella come quelle di Omar Simpson e iniziamo dall’anello interno che stabilisce il minimo necessario per condurre una buona esistenza, qui ci sono gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite: da cibo e acqua pulita a un certo livello di alloggi, servizi igienico-sanitari, energia, istruzione, assistenza sanitaria, uguaglianza di genere, reddito e voce politica. Chi non raggiunge tali standard minimi vive all’interno del buco della ciambella. L’anello esterno rappresenta, invece, l’obiettivo ecologico: i confini al di fuori dei quali l’uomo non dovrebbe andare per non danneggiare il clima, il suolo, gli oceani, lo strato di ozono, l’acqua dolce e l’abbondante biodiversità. Tra i due anelli c’è la ciambella vera e propria, dove vengono soddisfatte le esigenze di tutti, ma anche quelle del Pianeta. L’obiettivo dell’attività economica dovrebbe essere quello di soddisfare le esigenze fondamentali di tutti, con le risorse messe a disposizione dal Pianeta.

Navigando un po’ qua e la, ho trovato su The Guardian una breve e chiara descrizione di quelli che sono i 7 principi sui quali si basa il modello della ciambella. Io li trovo molto stimolanti e soprattutto possibili da mettere in pratica! Eccoli:

Primo, cambiare l’obiettivo. L’economia è rimasta fissa per oltre settant’anni sul Pil, o Prodotto interno lordo, come principale misura del suo progresso. Questa fissazione è stata usata per giustificare estreme diseguaglianze nel reddito e nella ricchezza, accoppiate a un degrado del mondo vivente mai visto prima. Per il XXI secolo è necessario un obiettivo ben più grande: rispettare i diritti umani di ognuno nei limiti del pianeta che ci dà la vita. E questo obiettivo è sintetizzato nell’immagine della Ciambella. La sfida ora consiste nel creare economie – dal livello locale a quello globale – che contribuiscano a portare tutta l’umanità nello spazio sicuro ed equo della Ciambella. Invece di perseguire la crescita infinita del Pil, è ora di scoprire come prosperare in equilibrio.

Secondo, vedere l’immagine complessiva. L’economia mainstream raffigura tutta l’economia in un solo diagramma, il flusso circolare del reddito. Le sue limitazioni, inoltre, sono state usate per rafforzare la narrativa neoliberista sull’efficienza del mercato, l’incompetenza dello stato, la vita domestica familiare, e la tragedia dei beni comuni. Dobbiamo ridisegnare l’economia da capo, integrandola nella società e nella natura, e fare che sia alimentata dal Sole. Una nuova raffigurazione stimola nuove narrative – riguardo al potere del mercato, alla partecipazione dello stato, al ruolo centrale del nucleo famigliare, e alla creatività dei beni comuni.

Terzo, coltivare la natura umana. Al centro dell’economia del XX secolo c’è il ritratto dell’uomo economico razionale: ci ha raccontato che siamo egoisti, isolati, calcolatori, con dei gusti stabili, e che dominiamo la natura – e il suo ritratto ha modellato quello siamo diventati. Ma la natura umana è molto più ricca di così, come rivelano i primi abbozzi del nostro nuovo autoritratto: siamo sociali, interdipendenti, vicini, fluidi nei valori e dipendenti dal mondo vivente. In più, è effettivamente possibile coltivare la natura umana in modi che ci daranno una possibilità molto più grande di entrare nello spazio sicuro ed equo della Ciambella.

Quarto, acquisire comprensione dei sistemi. L’emblematico andirivieni dei rifornimenti del mercato e delle curve della domanda è il primo diagramma che ogni studente di economia incontra, ma esso è radicato in metafore fuorvianti, risalenti al XIX secolo, sull’equilibrio meccanico. Un punto di partenza molto più intelligente per comprendere la dinamicità dell’economia è il pensiero sistemico, riassunto in un paio di cicli di feedback. Porre questa dinamicità al centro dell’economia apre le porte a molte nuove intuizioni, dai cicli di espansione e contrazione dei mercati finanziari alla natura autorinforzante della diseguaglianza economica e ai punti di non ritorno dei cambiamenti climatici. È ora di smettere di cercare le inafferrabili leve di comando dell’economia e di cominciare a gestirla come un sistema complesso in continua evoluzione.

Quinto, progettare per distribuire. Nel XX secolo, una semplice curva – la curva di Kuznets – diffonde un potente messaggio sulla diseguaglianza: deve andare peggio prima di poter andare meglio, e la crescita (alla fine) migliorerà la situazione. Ma la diseguaglianza, si scopre, non è una necessità economica: è un errore di progettazione. Gli economisti del XXI secolo riconosceranno che ci sono molti modi di progettare le economie per fare che siano molto più distributive riguardo al valore che generano – un’idea meglio rappresentata come una rete di flussi. Questo significa andare oltre la ridistribuzione del reddito fino alla ridistribuzione della ricchezza, in particolare la ricchezza che giace nel possesso di terreni, imprese, tecnologie e conoscenze e nel potere di creare denaro.

Sesto, creare per rigenerare. La teoria economica ha per lungo tempo considerato un ambiente “pulito” un bene di lusso, che solo i benestanti possono permettersi. Questa visione è stata rafforzata dalla Curva ambientale di Kuznets, che suggeriva ancora una volta che l’inquinamento deve peggiorare prima di migliorare, e che la crescita (alla fine) avrebbe portato un miglioramento. Ma non c’è nessuna legge del genere: il degrado ecologico è semplicemente il risultato di una progettazione industriale degenerativa. Questo secolo ha bisogno di un pensiero economico che scateni la progettazione rigenerativa per creare un’economia circolare – non lineare – per restituire agli esseri umani il ruolo di partecipanti a pieno titolo ai processi ciclici della vita sulla Terra.

Settimo, essere agnostici riguardo alla crescita. C’è un diagramma della teoria economica così pericoloso da non essere mai realmente tracciato: l’andamento a lungo termine della crescita del Pil. L’economia mainstream vede la crescita infinita dell’economia come un obbligo, ma niente in natura cresce per sempre e il tentativo di opporsi a questa tendenza sta sollevando questioni serie nei paesi ad alto reddito ma a bassa crescita. Potrebbe non essere difficile abbandonare la crescita del Pil come obiettivo economico, ma sarà molto più difficile superare la nostra dipendenza da essa. Oggi abbiamo economie che hanno bisogno di crescere, che ci facciano prosperare o meno: quello di cui abbiamo bisogno sono economie che ci facciano prosperare, che crescano o meno. Questo ribaltamento del punto di vista ci spinge a essere agnostici riguardo alla crescita e a capire come le economie che oggi dipendono finanziariamente, politicamente e socialmente dalla crescita possano esistere con o senza di essa.

Cosa ne dite? Non mi sembra il delirio di un visionario ma una concretà possibilità e una speranza per il nostro futuro.

Iside
Incontri clandestini ai tempi del Covid19 960 720 Luca Regina SHOWMAN

Incontri clandestini ai tempi del Covid19

Nella Divina Commedia, Dante comincia il suo viaggio partendo da un boschetto.
Io mi rendo conto di essere fortunato, perché ho un boschetto sotto casa e soprattutto perché, poco prima della quarantena, ho adottato un cagnolino di nome Iside.
Iside adesso è il mio permesso di libera uscita vivente e il boschetto, che un tempo era un posto snobbato, con pochi cespugli tagliati di rado, molte cartacce e buste di plastica sparse qua e là e un po’ di bisce che ogni tanto fugacemente si facevano vedere, oggi invece sta diventando sempre più un luogo non luogo, quasi come il bar sotto il mare di Stefano Benni.
Ieri, come tutte le mattine, verso le 9 mi sono alzato, vestito, messo il guinzaglio al quadrupete e sono uscito di casa per andare al boschetto quindi.
Avvicinandomi ho iniziato a sentire delle voci in lontananza.
Si, oddio, delle voci all’aria aperta!
Erano le voci di 3 signore di una certa età che, rischiando di cadere e di rompersi il femore nel sentiero tortuoso, stavano sfidando la legge per incontrarsi nel boschetto e parlare.
A bassa voce, guardandosi sempre intorno, con la paura di essere segnalate e poi anche multate dalla polizia.
Incrociandole le sorrido, le trovo subito molto simpatiche, delle azdore come si dice da queste parti in Romagna e poi scambio con loro due chiacchiere, a distanza di sicurezza sia chiaro.
Dopo aver salutato le 3 fuorilegge, sento un respiro affannato che si avvicina.
È un altro fuorilegge, un mountain biker clandestino.
Anche lui mi è subito simpatico, mi spiega che sta facendo un circuito.
In 150 metri quadrati.
Dopo il ciclista, vedo l’immagine top della giornata.
Un signore di una certa età, non sapendo più cosa fare, probabilmente dopo aver litigato con la moglie, tutto solo in mezzo ai rovi, sta sfoltendo e si sta prendendo cura di alberelli selvatici e graminacee varie.
Mi immagino le piante, che non sono mai state considerate da nessuno in vita loro, che adesso si trovano costrette a un momento di cura e igiene del proprio corpo.
Tra i cespugli spunta a un certo punto un uomo sulla quarantina, con un piccolo codino e l’aria da intellettuale un po’ hippie anni 70.
Si chiama Virgilio, è un insegnante di filosofia.
Cominciamo a parlare di storia e filosofia e, nelle pause, di calcio.
Ma poi di scatto mi dice che deve scappare, a breve deve tenere una lezione on line.
E salutandomi mi dice “tranquillo, tutto scorre, Panta Rei”.
Dopo la passeggiata col cane, che dura circa un’oretta, rientro a casa.
Non vedo l’ora di tornare nel boschetto dell’illegalità.

“Vola solo chi osa farlo” 1024 680 Luca Regina SHOWMAN

“Vola solo chi osa farlo”

“Vola solo chi osa farlo”

Addio Sepulveda, scrittore che hai vissuto. L’hai sempre confessato che hai vissuto. Come Neruda, tuo celebre e amato fratello cileno. Una parte della mia vita, passata a leggerlo negli anni 90, rimane senza parole. Incredula e poi triste e abbandonata.

L’ho conosciuto con il Diario di un killer sentimentale. In quel titolo c’era già tutto l’universo e il DNA sepulvediano. Un uomo che ha vissuto la vita con durezza e delicatezza. Ogni suo libro è in qualche modo autobiografico e il suo modo di vedere la vita traspira da ogni pagina. Un combattente scrittore, un uomo che della sua vita ha fatto un romanzo e che ha sempre detto quello che pensava. In un mondo in cui spesso nascondiamo quello che veramente pensiamo, lui salutava sempre col pugno chiuso.

Si spezza un legame che ancora avevamo con un certo tipo di America Latina, pura e don chisciottesca, che da oggi sarà orfana di un sognatore e sarà un po’ più sola, in ostaggio di cupi personaggi che stanno facendo tornare in vita paure e fantasmi del passato. Un passato che lui ha sempre e coerentemente combattuto. Dopo il sogno del governo di Allende, Pinochet l’ha fatto incarcerare, esiliare e costretto ad andarsene. In giro per il mondo e spesso in Italia.

Ha colorato la sua vita di tutti i colori possibili, Sepulveda. Ma nel suo cuore le ferite della dittatura hanno lasciato il segno tanto da fargli spesso dire che alla morte di Pinochet avrebbe stappato una bottiglia di champagne. Animo ribelle, rivoluzionario, artistico. Amava contaminarsi e collaborare con attori, musicisti e altri scrittori. Un cantastorie che amava affabulare con i suoi personaggi e le sue atmosfere picaresche.

Per capire subito il personaggio basta pensare a un episodio. Nel 1969 vince il premio Casas de las Americas e una borsa di studio di cinque anni per l’università Lomonosov di Mosca, un sogno per un rivoluzionario cileno. Lui parte e si trasferisce in Unione Sovietica ma dopo pochi mesi viene espulso per i suoi atteggiamenti libertari o forse per questioni amorose… poco importa, tutte e due le motivazioni potrebbero andar bene. Lui era cosi, libertad y amor.

Sepulveda era mai domo e non accettava le prevaricazioni di potere sugli uomini e tantomeno sull’ambiente e sugli animali. Era un attivista ecocombattente! Me lo immagino allora ancora una volta, salutandolo, con la sua immancabile sigaretta in bocca, a guardare in lontananza l’arrivo delle baleniere, a bordo di una barca di Greenpeace.

Grazie di aver vissuto Sepulveda.

Pepe Mujica
Il virus renderà il mondo migliore? Per Mujica… 1024 758 Luca Regina SHOWMAN

Il virus renderà il mondo migliore? Per Mujica…

Tra i grandi personaggi politici dei nostri tempi, quello che forse incarna più di tutti l’ideale romantico del leader del popolo che combatte contro le ingiustizie è sicuramente Pepe Mujica. L’ex presidente dell’Uruguay, con i suoi baffetti e il suo sguardo dolce, sprizza amore, empatia e umanità. Scomodando qualche ragionamento di lombrosiana memoria, la sua faccia parla da sola. Difficile non aprire il cuore davanti a un così.

Guardandolo mi viene subito in mente l’anima poetica del Che e la sua famosa frase “la durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori”. In molti lo hanno definito il presidente più povero del mondo ma lui povero non si è mai sentito. Per lui non è povero chi ha poco ma chi crede di aver bisogno di tanto. C’è anche chi lo ha definito “l’uomo più senza cravatta dell’Universo”. Fantastica questa definizione!

Il grande Emir Kusturica gli ha dedicato il film “Una vita suprema” e sicuramente lo guarderò durante questa quarantena, Vi consiglio anche di ascoltare il suo intervento alle Nazioni Unite. Un distillato del suo pensiero, della sua idea di ecologismo e della sua filosofia di vita. Da sempre, quando penso a cose belle, quando mi viene in mente mio nonno o anche solo quando sento una parola detta veramente col cuore, mi vengono subito le lacrime agli occhi e durante il suo discorso vi confesso che mi sono venute e anche tanto.

Durante i 5 anni del suo mandato è riuscito con la sua politica a migliorare notevolmente le condizioni di vita di tantissimi suoi connazionali. In un mondo in cui si fa politica spesso per avere dei benefici personali, lui, appena eletto presidente, si è decurtato lo stipendio che gli spettava del 90%. Si del 90 %. Tutto il resto ha deciso di devolverlo per iniziative concrete a sostegno del suo popolo.

Ha anche rifiutato di trasferirsi in una lussuosa dimora presidenziale e ne ha aperto le porte ai senzatetto di Montevideo. E lui ha continuato a vivere nella sua umile fattoria, nel Rincon del Cerro, a pochi chilometri dalla capitale, dove la campagna è più una fatica che un luogo verde, con la moglie e i suoi numerosi cagnolini meticci. Già solo per il fatto che ha la casa piena di meticci mi sarebbe comunque particolarmente simpatico.

No ma, ci rendiamo conto di che personaggio stiamo parlando? Per lui si è felici se si è padroni del proprio tempo e non se si vive e si lavora solo per accumulare beni e ricchezza. Mi viene in mente il Bhutan, lo stato più felice dell’Asia… Lui sogna un mondo diverso, un mondo dove la globalizzazione non riguarda solo i mercati ma soprattutto gli esseri umani e l’ambiente. Forse tutto ciò è un’utopia ma per Mujica è sempre stato il fine delle sue battaglie. Ultimamente gli è stato chiesto se il mondo cambierà dopo il coronavirus e lui ha risposto di no.

Per lui il mondo non cambierà per un virus ma cambierà solo quando tutti gli uomini spingeranno nella stessa direzione.

Però… pensiamo per un attimo alla situazione attuale, un mese fa, noi italiani eravamo arrabbiati coi cinesi, poi i francesi ci sfottevano con la pizza Corona, poi gli spagnoli se la sono presa coi francesi e poi gli inglesi facevano i superiori. Ma poi anche gli inglesi hanno chiuso i pub e Trump, per essere all’altezza, ha iniziato ad avercela con l’Europa e poi il Sudamerica con l’America del nord e cosi via fino a pochi giorni fa. Un effetto domino colossale. E adesso?

Il momento delle ridicole accuse agli untori è finalmente passato e ho l’impressione che s’inizi ad avere di più la percezione che siamo tutti semplicemente esseri umani. Adesso siamo tutti un po’meno italiani, francesi, spagnoli, americani, australiani… Cavolo, ci voleva un piccolo e invisibile virus per farcelo capire. Ma allora, ecco che forse il virus può aiutarci per andare nella direzione auspicata da Mujica.

È possibile che si vada, dopo questo momento, verso una globalizzazione degli esseri umani. Voglio pensare che andrà cosi, anche se lo sguardo ostile di alcune persone al supermercato mi fa venire qualche dubbio. Chissà, magari tra due anni il mondo sarà come o peggio di prima, però penso che sia bello crederci anche se fosse solo un sogno, perché, come dice Mujica, se l’uomo crede in qualcosa non sarà mai solo e non avrà mai tempo per essere triste.

RIso e pianto
C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, ma… 683 1024 Luca Regina SHOWMAN

C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, ma…

In questi ultimi giorni, le città e i paesi sono sempre più deserti, i rumori ormai sono quasi inesistenti, il livello di inquinamento è crollato e regna la pace e il silenzio. Possiamo tranquillamente dire che il mondo, come lo conosciamo noi, ha chiuso. Per alcuni si ripartirà da dove eravamo rimasti e per altri sarà l’inizio di una nuova era. Per alcuni migliore per altri peggiore. È il momento perfetto questo per riposarsi, per riflettere, per guardare le cose da un altro punto di vista, per ascoltare il proprio corpo, per provare a farsi crescere la barba, per cercare di diventare ordinati, per riprendere in mano la chitarra dopo 15 anni, per fare bilanci e progetti, per sentirsi nonostante tutto ottimisti e per aiutare anche solo con un post su facebook quelli che si sentono pessimisti ma anche per sentirsi sconsolati, abbandonati, soli, annoiati, senza voglia di fare niente, impotenti, tristi, senza un futuro e rancorosi verso quelli che si sentono ottimisti.

In pratica, c’è chi vuole dedicare agli altri poesie e canzoni e chi ha una gran voglia invece di gridare rabbia e chiudersi nella propria solitaria apatia. Tutto questo marasma generale, mi fa venire in mente un piccolo libretto che ho letto anni fa, il Qohelet, un testo contenuto nella Scittura ebraica e cristiana, dove si dice che “c’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per piangere e un tempo per ballare.

In questi giorni alcuni sentono che è il tempo di ballare e altri che è il tempo di piangere e il risultato è un grande yin e yang globale. Mai come adesso possiamo riflettere su come le cose possono sempre essere viste da altri con punti di vista diversi, a seconda del momento che si sta passando e del proprio approccio alla vita.

All’università, ricordo che il docente di storia contemporanea si presentò alla prima lezione dicendo: “ Prima di iniziare vi voglio dire che io non vi parlerò di storia ma della storia dal mio punto di vista. Non dimenticherò mai questo suo atto di pura onestà intellettuale. È proprio cosi in effetti. La verità assoluta non esiste perché viene sempre filtrata da chi parla.

Ricordate il meraviglioso cortometraggio di Sean Penn nel film “11 settembre”? La trama era molto semplice ma estremamente efficace. Un uomo al quale è morta la moglie, vive nella solitudine e la sua unica compagnia è rappresentata da una piccola piantina che tiene sul davanzale. Ma, l’ombra delle torri gemelle, poco alla volta la sta facendo morire. L’11 settembre, cadono le torri e la piantina ritrova il sole e riprende a crescere e fiorire. Rinascita e speranza arrivano dalla distruzione.

Riflettiamo su questo aspetto, sul fatto che ciò che per noi è positivo per qualcun altro non lo è. Per noi umani questo è un periodo difficilissimo e pieno di ombre ma sicuramente l’ambiente sta finalmente respirando. Perché continui a respirare anche dopo, dipenderà da come ci comporteremo noi dopo che sarà passato questo difficile momento e da quanto saremo consapovoli che ciò che per noi è vero e giusto non lo è sempre anche per l’ambiente che ci circonda.