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La quercia

Da quando i medici hanno iniziato a consigliare di non uscire di casa a causa del coronavirus, per evitare che aumentino i contagi, in tanti hanno detto “approfittiamo di questo momento magari per iniziare a fare quelle cose che avremmo sempre voluto fare e per un motivo o per l’altro abbiamo sempre rimandato”. Ok, consiglio ascoltato!

Io avrei sempre voluto conoscere meglio gli alberi. Da sempre ne sono affascinato ma mi piacerebbe saperne di più e soprattutto riuscire subito a riconoscerli senza dover utilizzare app sul telefono come Picture This (app tra l’altro fatta veramente bene che consiglio). E allora adesso comincio a studiarli un po’ meglio e voglio condividere con voi questo “viaggio”.

Allora, per iniziare, devo scegliere da un albero. Per simpatia direi di cominciare dalla quercia. Non c’è un motivo particolare ma devo dire che mi è simpatica. Per la forma delle sue foglie per esempio, che sembrano ritagliate con cura da una mano sapiente e che anche nello stesso albero possono avere forme diverse! Mi lascia senza parole la maestosità della quercia e mi affascinano le ghiandaie, quegli uccellini che capita spesso di vedere in giro che assomigliano a dei passerotti un po’ più colorati. Ma, cosa c’entrano gli uccellini?!? C’entrano, c’entrano…

E poi, ogni volta che guardo da vicino un tronco di una quercia mi sembra di vedere una zampa di elefante! Si, secondo me gli somiglia davvero… o starò mica delirando? Aiutoooo, questo isolamento forzato di questi giorni mi sa che sta iniziando a fare effetto. Comunque quando passate vicino a una quercia fateci caso e fatemi sapere se sono impazzito o se è vero che gli somigliano.

Torniamo alle cose serie, il nome quercia deriva dal latino quercus che è anche il nome del genere al quale appartiene. Le querce sono piante monoiche (wow che termine da intenditore) in quanto la stessa pianta porta sia fiori maschili che femminili. Interessante, quindi potrei dire che ho visto una quercia che è anche un quercio?!? Vabbè, andiamo avanti.

Ovviamente ci sono diversi tipi di querce. Si suddividono in querce rosse e querce bianche. In Italia è un albero diffusissimo e a seconda di dove ci troviamo, ci sono delle specie diverse. Ecco un po’ di nomi delle querce più diffuse in Italia, giusto per fare un po’ di scena:

Quercus ilex (leccio o elce), Quercus Petraea (rovere), Quercus Pubescens (roverella), è la specie più diffusa in Italia, vive in media 200/300 anni e a Tricarico in Basilicata in località Grottone se ne trova una di 640 anni! Quercus robur (farnia), Quercus Frainetto (farnetto), Quercus Pyrenaica (quercia dei Pirenei), Quercus Cerris (cerro) che è la più diffusa in Italia insieme alla roverella, Quercus coccifera (quercia spinosa), Quercus Gussunei (cerro di Gussone), Quercus Suber (sughera).

Una curiosità, nel 2019 una quercia, la quercia di Tricase, in Puglia, ha vinto il premio come albero più bello d’Italia. Sapevate di questa specie di concorso di bellezza?

E adesso vi stupisco con questo momento dedicato alla storia. Questa quercia è conosciuta anche come “quercia dei 100 cavalieri”, perché si narra che abbia dato rifugio a Federico II di Svevia e ai suoi soldati, in visita in terra d’Otranto. Quante ne hanno viste e quante ne sanno gli alberi…

I legnami di quercia si chiamano rovere. Buono a sapersi quando dobbiamo scegliere qualche mobile nuovo. La quercia ha anche degli usi terapeutici, lo sapevate? Possiede proprietà astringenti, emostatiche, antinfiammatorie, analgesiche del cavo orale. Se si usa un decotto infuso per lavarsi, diminuisce la sudorazione. Cavolo questo m’interessa molto, io sono uno che quando è in ansia gli sudano le mani… D’ora in avanti allora la sera mi lavo le mani con un decotto di corteccia di quercia e mi faccio un bella tisana con rami di quercia! O forse no… meglio approfondire questo aspetto!

Se qualcuno ci chiede: “come mai vicino a una quercia mi capita spesso di vedere un mucchio di api che volano?” La risposta è : “ovvio, le api spesso si nutrono sulle querce e poi producono il miele di melata!”.

Parlando di querce, come accennavo prima, non possiamo non parlare delle ghiandaie. Le ghiandaie sono degli uccellini che mangiano le ghiande e sono loro (ma non solo) i responsabili della diffusione delle querce. Si perché, per prepararsi ai mesi freddi, sono soliti accumulare e sotterrare qua e la decine di ghiande che poi magicamente oltre a sfamarli daranno alla luce delle bellissime querce. Che vera magia!

A proposito di magia, col mio spettacolo Ecocircus, ho piantato una quercia a San Bonifacio di Verona. Adesso è ancora piccolina ma nel giro di pochi anni arriverà anche a 20 metri di altezza.

Per concludere, ho scoperto che la quercia, come tutti gli alberi, dagli antichi Celti era considerata simbolo di potere, di energia e di sopravvivenza. Trattiamole bene allora e teniamocele ben strette le querce.

E per finire col coup de theatre finale, la quercia era l’albero del re degli dei Zeus. Però, quanti file si possono aprire parlando di un albero!!! Che meraviglia la quercia!!!

Sto già pensando al prossimo albero. A presto my friends.

Ma Luca Regina chi?

Un comico dissacrante, un abile intrattenitore, uno spumeggiante comunicatore, un virtuoso della magia, un ricercatore dell’assurdo.

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E adesso abbracciamo gli alberi! 1024 769 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

E adesso abbracciamo gli alberi!

In questi ultimi giorni, in preda al panico da coronavirus, i tecnici, gli scienziati e i medici stanno consigliando una serie di accorgimenti per cercare di arginare in qualche modo la diffusione del virus.

Tra tutti questi consigli, quello che più mi ha colpito è lo sconsigliare alle persone di abbracciarsi

C’è sicuramente un qualcosa di tragicomico in tutto ciò!

Ma, pensandoci bene, visto che è meglio non abbracciarsi tra umani, potrebbe essere il momento giusto per iniziare ad abbracciare gli alberi.

Abbracciare gli alberi fa stare bene e trasmette un mucchio di energia positiva.

E fa ovviamente bene anche stare in mezzo a tanti alberi e respirare profondamente.

Questa pratica si chiama silvoterapia e i benefici sono tantissimi: attiva la circolazione sanguigna, aumenta il numero di globuli rossi, facilita la respirazione per i malati cronici polmonari, favorisce il sonno e contribuisce a ritardare l’invecchiamento.

Beh, direi che provare non fa sicuramente male, anzi.

Abbracciare poi è proprio forse il gesto più bello che ci sia perché annulla tutte le barriere e se lo facciamo con un albero ci mette in una connessione più profonda con la nostra grande mamma natura.

Tra gli alberi che forniscono più energia vitale, troviamo il tiglio, il pino, il frassino, la quercia, il castagno, l’acero e il salice.

E se vogliamo dare anche un significato più spirituale al nostro abbraccio, possiamo scegliere l’albero ispirandoci ai significati che i Celti attribuivano a questi nostri fratelli verdi.

Betulla: simbolo di rinascita, purificazione, conoscenza e purezza.
Ontano: simbolo di protezione spirituale e potenza oracolare.
Salice: richiama gli aspetti lunari e femminili della vita e dell’ispirazione poetica.
Frassino: simbolo iniziazione e rinascita
Biancospino: simbolo di purezza, viaggi interiori e intuizione.
Quercia: simbolo di potere, energia e sopravvivenza.
Nocciolo: invita alla meditazione, incoraggia saggezza interiore, intuizione, potere di divinazione.
Melo: d’aiuto quando si deve prendere una decisione importante.
Pruno selvatico: utile in caso di azioni forti , di influenze esterne a cui è necessario ubbidire.
Sambuco: simbolo di vita e rigenerazione

Beh, che dire, non ci resta che uscire di casa e correre ad abbracciare il primo albero che ci ispira, al massimo qualcuno ci prenderà per pazzi ma, come diceva Jacinto Benavente “Se la passione, se la follia non attraversassero le anime… cosa varrebbe la vita?

Ma Luca Regina chi?

Un comico dissacrante, un abile intrattenitore, uno spumeggiante comunicatore, un virtuoso della magia, un ricercatore dell’assurdo.

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