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Anche la nebbia serve
Anche la nebbia serve 1024 640 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Anche la nebbia serve

Da pochi giorni è disponibile su Amazon e Kindle Store ANCHE LA NEBBIA SERVE, il mio primo libro, una raccolta di 12 racconti umoristici, pubblicato dalla Casa Editrice Scripta Volant.

Non avrei mai pensato che un giorno avrei scritto un libro e ammetto che per giorni e giorni è rimbombata nella mia testa la frase: “Lascia perdere, non ce la farai mai”.

E invece ce l’ho fatta e adesso sono veramente soddisfatto.

Per darvi un’idea di che cosa si tratta, eccovi la sinossi.

Se poi leggerete il libro e vi è piaciuto fatemelo sapere e fatemi anche una recensione, in caso contrario, fate finta di niente.

Un abbraccione a tutti, cari amici lettori!

Razzovaglia è un geometra, un uomo comune, uno dei tanti invisibili della nostra società.
Un po’ maldestro e pasticcione, è però anche un sognatore, alla continua ricerca della bellezza e del senso della vita.
Per lui perdersi nella nebbia può essere un’esperienza meravigliosa, così come mangiare tutto solo in una trattoria sperduta della Val Padana.
Una mattina, mentre è a spasso col suo cane, per fuggire da un calabrone malintenzionato, fa un ruzzolone e perde i sensi.
Disteso in un bosco, in un limbo tra sogni e realtà, ci comincia a parlare di lui e ci porta in un mondo popolato da personaggi stravaganti, oggetti che parlano e piante incantate che hanno un’anima.

Anche la nebbia serve

Anche la nebbia serve
di Luca Regina con la prefazione di Federico Sirianni
Copertina flessibile oppure Kindle Store

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Ritorno al parco… 1024 640 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Ritorno al parco…

Ritorno al parco…

Oggi è un grande giorno, dopo 52 giorni porto mio figlio al parco. Finalmente, ne ha bisogno. Leonardo ha 7 anni e ha voglia di correre e giocare all’aria aperta. Tra le varie conquiste di questa seconda fase c’è quella di portare i bimbi a giocare al parco e allora ne approfitto subito.

Si, i bimbi possono tornare a correre, a fare capriole, a saltare qua e là e ad arrampicarsi sugli alberi ma attenzione, l’uso di altalene e scivoli pare sia ancora vietato. Mi viene subito un pensiero un po’ angosciante, devo igienizzare tutto quello che toccherà? Fontane, cancelli, alberi e decine di cose toccabili? Ok, faro’ finta di niente tanto il virus non è così certo che viva sulle superfici per alcune ore. L’ho letto da qualche parte.

La mascherina però dobbiamo metterla tutti e due. Si, dal 4 maggio le mascherine proteggono dal virus. Prima probabilmente erano fatte di altri materiali e non funzionavano.

Allora, lui è pronto, mascherina pronta nel taschino, borraccia per l’acqua nello zaino e… i guanti li deve mettere? In effetti se tocca la fontana e magari qualche alberello… Solitamente, quando esce da scuola, anche a dicembre, vuole subito togliersi il giubbotto perché dice di avere caldo e voglio proprio vedere per quanto sopporterà i guanti in lattice a maggio dopo aver corso per tutta la metratura del parco in lungo e in largo. Mannaggia  però non sono riuscito a trovarli da nessuna parte… e vabbè, per questa volta gli faccio usare quelli in pile.

Adesso direi che siamo pronti. Ma prima di uscire di casa, mi assale un terribile dubbio! Ci stavo pensando da giorni ma poi l’euforia di fine quarantena mi ha fatto dimenticare questo atroce dilemma. Io, per andare al parco, come mi vesto? Ma che domanda è questa? Si, oggi devo decidere se vestirmi normalmente o da giocatore di football americano o da lottatore di wrestling. Proprio così, perché a volte prevedo il futuro.

Leonardo appena arrivati al parco, vedrà da lontano un suo compagno di scuola che non vede da 52 giorni e comincerà a correre come un pazzo verso di lui. Mi vedo già la scena al rallenty. Lui che corre come nel film Momenti di gloria, lo sguardo dei presenti in preda al panico rivolto ai bambini che stanno per abbracciarsi e poi in modo ostile nei miei confronti e la mia corsa con placcaggio finale stile foootball americano. Siiiii, l’ho fermato a 1.5 metri dall’amico!!! Il distanziamento sociale è stato rispettato. Esulto per un attimo, una signora viene a stringermi la mano (col guanto) ma lui si rialza e allora comincia la lotta stile wrestling con calci e pugni. Sento cori di incitamento per me e anche i vigili accorsi applaudono compiaciuti quando vedono che ho la meglio. Ma nel frattempo il parco si è trasformato in una mega arena. Passeggini che volano in aria, ciucci lanciati come sanpietrini e biberon usati come bombe molotov dai più grandi. La situazione a noi genitori sicuramente poi sfuggirà di mano e dovremo arrenderci. Saremo costretti a vederli giocare tra di loro senza il rispetto della distanza di sicurezza. Rassegniamoci, andrà a finire così e non solo nei parchi. E il virus? Boh, ho letto da qualche parte che tra i bambini forse non si diffonde.

Ma secondo voi, creatori di decreti ai tempi del coronavirus, a un bambino basta andare al parco a fare le capriole e correre tutto solo? Ma ci avete pensato che per un bambino il gioco di gruppo e’ alla base della propria crescita e rappresenta un qualcosa di fondamentale a livello educativo? I bambini devono giocare in gruppo, punto e basta. Bisogna trovare una soluzione concreta a questo problema. È una priorità! Ma, ultimo dilemma del giorno, che adulti saranno i bambini che non possono oggi giocare  insieme?