ridere

Iside
Incontri clandestini ai tempi del Covid19 960 720 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Incontri clandestini ai tempi del Covid19

Nella Divina Commedia, Dante comincia il suo viaggio partendo da un boschetto.
Io mi rendo conto di essere fortunato, perché ho un boschetto sotto casa e soprattutto perché, poco prima della quarantena, ho adottato un cagnolino di nome Iside.
Iside adesso è il mio permesso di libera uscita vivente e il boschetto, che un tempo era un posto snobbato, con pochi cespugli tagliati di rado, molte cartacce e buste di plastica sparse qua e là e un po’ di bisce che ogni tanto fugacemente si facevano vedere, oggi invece sta diventando sempre più un luogo non luogo, quasi come il bar sotto il mare di Stefano Benni.
Ieri, come tutte le mattine, verso le 9 mi sono alzato, vestito, messo il guinzaglio al quadrupete e sono uscito di casa per andare al boschetto quindi.
Avvicinandomi ho iniziato a sentire delle voci in lontananza.
Si, oddio, delle voci all’aria aperta!
Erano le voci di 3 signore di una certa età che, rischiando di cadere e di rompersi il femore nel sentiero tortuoso, stavano sfidando la legge per incontrarsi nel boschetto e parlare.
A bassa voce, guardandosi sempre intorno, con la paura di essere segnalate e poi anche multate dalla polizia.
Incrociandole le sorrido, le trovo subito molto simpatiche, delle azdore come si dice da queste parti in Romagna e poi scambio con loro due chiacchiere, a distanza di sicurezza sia chiaro.
Dopo aver salutato le 3 fuorilegge, sento un respiro affannato che si avvicina.
È un altro fuorilegge, un mountain biker clandestino.
Anche lui mi è subito simpatico, mi spiega che sta facendo un circuito.
In 150 metri quadrati.
Dopo il ciclista, vedo l’immagine top della giornata.
Un signore di una certa età, non sapendo più cosa fare, probabilmente dopo aver litigato con la moglie, tutto solo in mezzo ai rovi, sta sfoltendo e si sta prendendo cura di alberelli selvatici e graminacee varie.
Mi immagino le piante, che non sono mai state considerate da nessuno in vita loro, che adesso si trovano costrette a un momento di cura e igiene del proprio corpo.
Tra i cespugli spunta a un certo punto un uomo sulla quarantina, con un piccolo codino e l’aria da intellettuale un po’ hippie anni 70.
Si chiama Virgilio, è un insegnante di filosofia.
Cominciamo a parlare di storia e filosofia e, nelle pause, di calcio.
Ma poi di scatto mi dice che deve scappare, a breve deve tenere una lezione on line.
E salutandomi mi dice “tranquillo, tutto scorre, Panta Rei”.
Dopo la passeggiata col cane, che dura circa un’oretta, rientro a casa.
Non vedo l’ora di tornare nel boschetto dell’illegalità.

RIso e pianto
C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, ma… 683 1024 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, ma…

In questi ultimi giorni, le città e i paesi sono sempre più deserti, i rumori ormai sono quasi inesistenti, il livello di inquinamento è crollato e regna la pace e il silenzio. Possiamo tranquillamente dire che il mondo, come lo conosciamo noi, ha chiuso. Per alcuni si ripartirà da dove eravamo rimasti e per altri sarà l’inizio di una nuova era. Per alcuni migliore per altri peggiore. È il momento perfetto questo per riposarsi, per riflettere, per guardare le cose da un altro punto di vista, per ascoltare il proprio corpo, per provare a farsi crescere la barba, per cercare di diventare ordinati, per riprendere in mano la chitarra dopo 15 anni, per fare bilanci e progetti, per sentirsi nonostante tutto ottimisti e per aiutare anche solo con un post su facebook quelli che si sentono pessimisti ma anche per sentirsi sconsolati, abbandonati, soli, annoiati, senza voglia di fare niente, impotenti, tristi, senza un futuro e rancorosi verso quelli che si sentono ottimisti.

In pratica, c’è chi vuole dedicare agli altri poesie e canzoni e chi ha una gran voglia invece di gridare rabbia e chiudersi nella propria solitaria apatia. Tutto questo marasma generale, mi fa venire in mente un piccolo libretto che ho letto anni fa, il Qohelet, un testo contenuto nella Scittura ebraica e cristiana, dove si dice che “c’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per piangere e un tempo per ballare.

In questi giorni alcuni sentono che è il tempo di ballare e altri che è il tempo di piangere e il risultato è un grande yin e yang globale. Mai come adesso possiamo riflettere su come le cose possono sempre essere viste da altri con punti di vista diversi, a seconda del momento che si sta passando e del proprio approccio alla vita.

All’università, ricordo che il docente di storia contemporanea si presentò alla prima lezione dicendo: “ Prima di iniziare vi voglio dire che io non vi parlerò di storia ma della storia dal mio punto di vista. Non dimenticherò mai questo suo atto di pura onestà intellettuale. È proprio cosi in effetti. La verità assoluta non esiste perché viene sempre filtrata da chi parla.

Ricordate il meraviglioso cortometraggio di Sean Penn nel film “11 settembre”? La trama era molto semplice ma estremamente efficace. Un uomo al quale è morta la moglie, vive nella solitudine e la sua unica compagnia è rappresentata da una piccola piantina che tiene sul davanzale. Ma, l’ombra delle torri gemelle, poco alla volta la sta facendo morire. L’11 settembre, cadono le torri e la piantina ritrova il sole e riprende a crescere e fiorire. Rinascita e speranza arrivano dalla distruzione.

Riflettiamo su questo aspetto, sul fatto che ciò che per noi è positivo per qualcun altro non lo è. Per noi umani questo è un periodo difficilissimo e pieno di ombre ma sicuramente l’ambiente sta finalmente respirando. Perché continui a respirare anche dopo, dipenderà da come ci comporteremo noi dopo che sarà passato questo difficile momento e da quanto saremo consapovoli che ciò che per noi è vero e giusto non lo è sempre anche per l’ambiente che ci circonda.