racconto

Anche la nebbia serve
Anche la nebbia serve 1024 640 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Anche la nebbia serve

Da pochi giorni è disponibile su Amazon e Kindle Store ANCHE LA NEBBIA SERVE, il mio primo libro, una raccolta di 12 racconti umoristici, pubblicato dalla Casa Editrice Scripta Volant.

Non avrei mai pensato che un giorno avrei scritto un libro e ammetto che per giorni e giorni è rimbombata nella mia testa la frase: “Lascia perdere, non ce la farai mai”.

E invece ce l’ho fatta e adesso sono veramente soddisfatto.

Per darvi un’idea di che cosa si tratta, eccovi la sinossi.

Se poi leggerete il libro e vi è piaciuto fatemelo sapere e fatemi anche una recensione, in caso contrario, fate finta di niente.

Un abbraccione a tutti, cari amici lettori!

Razzovaglia è un geometra, un uomo comune, uno dei tanti invisibili della nostra società.
Un po’ maldestro e pasticcione, è però anche un sognatore, alla continua ricerca della bellezza e del senso della vita.
Per lui perdersi nella nebbia può essere un’esperienza meravigliosa, così come mangiare tutto solo in una trattoria sperduta della Val Padana.
Una mattina, mentre è a spasso col suo cane, per fuggire da un calabrone malintenzionato, fa un ruzzolone e perde i sensi.
Disteso in un bosco, in un limbo tra sogni e realtà, ci comincia a parlare di lui e ci porta in un mondo popolato da personaggi stravaganti, oggetti che parlano e piante incantate che hanno un’anima.

Anche la nebbia serve

Anche la nebbia serve
di Luca Regina con la prefazione di Federico Sirianni
Copertina flessibile oppure Kindle Store

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Iside
Incontri clandestini ai tempi del Covid19 960 720 EcoCircus la greenEcomedy di Luca Regina

Incontri clandestini ai tempi del Covid19

Nella Divina Commedia, Dante comincia il suo viaggio partendo da un boschetto.
Io mi rendo conto di essere fortunato, perché ho un boschetto sotto casa e soprattutto perché, poco prima della quarantena, ho adottato un cagnolino di nome Iside.
Iside adesso è il mio permesso di libera uscita vivente e il boschetto, che un tempo era un posto snobbato, con pochi cespugli tagliati di rado, molte cartacce e buste di plastica sparse qua e là e un po’ di bisce che ogni tanto fugacemente si facevano vedere, oggi invece sta diventando sempre più un luogo non luogo, quasi come il bar sotto il mare di Stefano Benni.
Ieri, come tutte le mattine, verso le 9 mi sono alzato, vestito, messo il guinzaglio al quadrupete e sono uscito di casa per andare al boschetto quindi.
Avvicinandomi ho iniziato a sentire delle voci in lontananza.
Si, oddio, delle voci all’aria aperta!
Erano le voci di 3 signore di una certa età che, rischiando di cadere e di rompersi il femore nel sentiero tortuoso, stavano sfidando la legge per incontrarsi nel boschetto e parlare.
A bassa voce, guardandosi sempre intorno, con la paura di essere segnalate e poi anche multate dalla polizia.
Incrociandole le sorrido, le trovo subito molto simpatiche, delle azdore come si dice da queste parti in Romagna e poi scambio con loro due chiacchiere, a distanza di sicurezza sia chiaro.
Dopo aver salutato le 3 fuorilegge, sento un respiro affannato che si avvicina.
È un altro fuorilegge, un mountain biker clandestino.
Anche lui mi è subito simpatico, mi spiega che sta facendo un circuito.
In 150 metri quadrati.
Dopo il ciclista, vedo l’immagine top della giornata.
Un signore di una certa età, non sapendo più cosa fare, probabilmente dopo aver litigato con la moglie, tutto solo in mezzo ai rovi, sta sfoltendo e si sta prendendo cura di alberelli selvatici e graminacee varie.
Mi immagino le piante, che non sono mai state considerate da nessuno in vita loro, che adesso si trovano costrette a un momento di cura e igiene del proprio corpo.
Tra i cespugli spunta a un certo punto un uomo sulla quarantina, con un piccolo codino e l’aria da intellettuale un po’ hippie anni 70.
Si chiama Virgilio, è un insegnante di filosofia.
Cominciamo a parlare di storia e filosofia e, nelle pause, di calcio.
Ma poi di scatto mi dice che deve scappare, a breve deve tenere una lezione on line.
E salutandomi mi dice “tranquillo, tutto scorre, Panta Rei”.
Dopo la passeggiata col cane, che dura circa un’oretta, rientro a casa.
Non vedo l’ora di tornare nel boschetto dell’illegalità.